Vie Romane · Viabilità antica
Le Vie Romane

Veduta zenitale dell'odierna città di Canosa. (foto Aerea)
La conquista della Daunia da parte dei Romani avvenne nel IV secolo a. C.
Nel I secolo a. C. la Daunia era inserita nella divisione augustea della Regio II Apulia et Calabria e non aveva una propria fisionomia sul piano giuridico e politico.
Nel IV secolo d. C. la Regio II divenne, amministrativamente, provincia Apulia et Calabria.
Il territorio dell'attuale comune di Cerignola era per la maggior parte, in età imperiale, latifondo, e molte delle sue terre appartenevano a persone facoltose di Canosa, cioè di quella che, fin dal III secolo a. C., era la città più importante della zona, Canusium appunto (foto ). Cerignola in età romano-imperiale non esisteva. Se qualche piccola comunità sociale era presente in quella zona in cui molto più tardi sarebbe sorta la città di Cerignola, questa comunità non aveva alcun riferimento topografico, non era indicata su alcuna carta, né citata da fonti di altro tipo. Perciò, pur volendone ammettere l'esistenza, altro non poteva essere che un vicus, cioè una frazione di Canosa. All'affermazione che ci fosse dipendenza da Canosa si arriva anche tenendo conto del fatto che, nell'attuale zona di Madonna di Ripalta, è presente un'epigrafe funeraria (foto ), di età tardo-imperiale, murata sulla facciata esterna della chiesetta, (vedi Epigrafi: lastra funeraria) che fa direttamente riferimento ad una famiglia di Canosa, i Libuscidii. Oltre a questo, è accertata, da ritrovamenti di superficie di reperti archeologici, come per esempio monete (vedi la voce Masserie: Madonna di Ripalta), spille e macine, che nella zona esisteva una tenuta romana gestita da liberti, con l'aiuto di schiavi, i cui padroni erano appunto di Canosa. Questa appartenenza, di gran parte del territorio dell'attuale Cerignola, all'antica città di Canosa rende però possibile seguire la storia del nostro territorio grazie al fatto che quella di Canosa è riccamente documentata.
Uno dei momenti storici più importanti di questo territorio in età romana è quello legato alla costruzione della Via Traiana (foto ), quella via che da un lato è un prolungamento della Via Appia, ma dall'altro ne è una vera e propria divergenza (foto ).
La Via Appia fu costruita, nel tratto iniziale, precisamente da Roma a Capua, dal censore Appio Claudio nel 312 a. C. Dopo il 268 a. C. fu prolungata fino a Benevento (Beneventum). In seguito, verso il 190 fu costruito un altro tratto, che però escluse il passaggio dell'Appia da quello che allora era il territorio di Canosa, e che sarebbe divenuto solo dopo secoli il territorio di Cerignola. Questo tratto collegò Benevento con Venosa (Venusia). Successivamente fu realizzato il tratto che collegava Venosa con Taranto e Taranto con Brindisi. Questi collegamenti principali avevano anche tappe intermedie. Tenendo conto delle date, anche se incerte, di costruzione della strada, si può affermate che la Via Appia è nata in età repubblicana.
La Via Traiana, che è un prolungamento della via Appia a partire da Benevento, è invece una via nata in età imperiale. Anche la Via Traiana raggiungeva Brindisi (foto ), e al pari dell'Appia convogliava il flusso di merci verso l'Oriente, però il suo percorso era sostanzialmente diverso da quello dell'Appia in quanto toccava, con varie tappe, il territorio di Canosa, cioè in pratica quello della futura Cerignola. Fu costruita nel 109 d. C.
L'aver ottenuto dall'imperatore un'altra deviazione della Via Appia si può considerare un merito della classe dirigente canosina, in quel periodo fortemente emergente, che celebrò l'evento costruttivo con un arco trionfale (foto ) attraverso il quale la Via Appia entrava a Canosa. Per quest'interessamento della classe dirigente locale si ebbe nella costruzione un notevole investimento economico e un grande impegno tecnico. L'impegno era anche giustificato dal fatto che, per Roma, la Puglia in generale aveva un interesse geografico importante perché era ponte naturale tra Occidente e Oriente e quindi gli imperatori ebbero sempre cura dell'assetto viario di questa provincia.
Prendendo come punto di riferimento Benevento, bisogna dire che prima che fosse costruita la Via Appia, vi era già una strada, che arrivava fino a Canosa e che passava per il territorio di Cerignola, però non era agevole per il traffico dei carri. Questa strada era la Via Minucia. Quando fu costruita la via Appia, la Via Minucia fu soppiantata a vantaggio dell'Appia, che era, per allora, più comoda e più moderna. Quindi il territorio di Cerignola, o meglio dell'antica Canosa, rimase escluso da quell'arteria importantissima che era la via Appia. Questa situazione durò fino a quando non fu costruita la Via Traiana. La Via Traiana non fu costruita creando un percorso nuovo, ma ristrutturando il percorso di un'altra strada che era la via Egnatia, la quale anch'essa partiva da Benevento. In questo modo il territorio di Canosa, grazie alla costruzione della Via Traiana fu reinserito in una via commerciale importante. L'imperatore Traiano (53-117) volle testimoniare in maniera puntuale il suo intervento sul prolungamento della Via Appia, lasciando testimonianza epigrafica non solo con i miliari, ma anche con le testate dei ponti, presenti sul nuovo asse stradale a partire dal 109 d. C. Due di queste testate (foto e ) (vedi Epigrafi: testate di ponte), che attualmente si trovano nell'atrio di palazzo Carmelo a Cerignola, erano collocate originariamente nella zona Canale Castello (foto ), lungo la strada che viene oggi localmente denominata Napoli vecchia, e che da Ordona arrivava a Cerignola. Le testate di ponte che segnavano, come prima testimonianza, il percorso della Traiana nell'attuale territorio di Cerignola, facevano notare, attraverso l'epigrafe, che non solo la strada era stata costruita dall'Imperatore ma anche i ponti. Il motivo per cui l'imperatore Traiano volle sottolineare la costruzione dei ponti era dovuto al fatto che essi costituivano un particolare di notevole importanza nella riduzione del percorso stradale, che in questo modo non era costretto a deviazioni che avrebbero allungato la strada e causato una maggiorazione delle spese.
Riguardo ai miliari della Traiana, uno di questi, precisamente il miliare LXXXI (foto ), si trova a Cerignola, attualmente collocato in Corso Gramsci, angolo via Osteria ducale. Questo miliare originariamente non aveva tale collocazione, innanzitutto perché in età romana Cerignola non esisteva, come abbiamo già detto, e poi perché tenendo conto che i miliari venivano collocati appunto a ogni miglio sulla strada, e che la strada andava, nel tratto che ci interessa, da Ordona a Canosa, e poi che in questa città si doveva trovare, stando ad alcune fonti storiche, il miliare LXXXIV, si capisce, retrocedendo con il percorso, che il miliare LXXXIII si trovava a un miglio da Canosa verso Cerignola, che il miliare LXXXII si trovava a due miglia da Canosa e che l'LXXXI si trovava a tre miglia da Canosa. Dato che il miglio romano corrisponde grosso modo a 1480 metri, cioè a un chilometro e mezzo circa, vuol dire che il miliare LXXXI si trovava a circa 4 chilometri e mezzo da Canosa. Evidentemente, essendo stato ritrovato casualmente, in età successive, da un cittadino di Cerignola fu portato nella nostra città (vedi Epigrafi: miliare LXXXI).
La Via Traiana, con la sua presenza, caratterizzò un percorso commerciale di rilievo anche nella nostra zona. Ne sono testimonianza indiretta altre epigrafi, sempre conservate a Cerignola, ma ritrovate in zone diverse del nostro territorio, che dicono degli interventi di ristrutturazione, nel tempo, per il ripristino di tratti che potevano aver compromesso la buona viabilità della strada, operati da vari imperatori proprio nel percorso da Ordona a Canosa.
La prima di queste epigrafi è quella dei Tetrarchi (foto ) (vedi Epigrafi: miliare dei Tetrarchi). L'altra (foto ) è quella dell'imperatore Costantino (274-337), (vedi Epigrafi: miliare di Costantino), il quale, egli pure, operò un intervento restaurativo sulla Via Traiana. La colonna con l'epigrafe presenta appunto un testo onorifico di ringraziamento all'imperatore da parte della comunità locale.
Però il vero significato per la nostra città della Via Traiana fu che essa divenne polo di attrazione di attività economiche. Dato il grande traffico commerciale, che allora si svolgeva soprattutto con mezzi a trazione animale, in prossimità di quella che è oggi la sede della città di Cerignola, sorse nell'età tardo imperiale una mutatio (foto ), precisamente la mutatio ad undecimum o mutatio XI, cioè un posto per il cambio dei cavalli che si trovava ad undici miglia dalla città di Canosa, quindi a poco più di 15 chilometri, andando verso Ordona. Si tratta più o meno della stessa distanza che ha oggi Cerignola da Canosa. La presenza di questa mutatio ci viene segnalata dall'Itinerario Burdigalense o Gerosolimitano, appunti di viaggio di un pellegrino nel suo viaggio da Burdigala (Bordeaux) a Gerusalemme, del 333 d. C., indicativo, tra l'altro, dei luoghi presenti nella nostra zona.
Un altro itinerario, più tardo rispetto al precedente, e risalente alla fine del III secolo d. C., segnala invece non più solo un posto per il cambio dei cavalli, ma una centro abitato che viene definito col nome di Furfane (foto e ). Questo evoluzione, da mutatio a centro abitato, fu dovuta alla Via Traiana, e quindi all'indotto economico da essa creato.
Indichiamo a questo punto il tracciato, nella nostra zona, della Via Traiana.
Partendo da Benevento dove terminava la Via Appia, e divergendo dall'originario percorso, la Via Traiana, attraverso Aequum Tuticum, entrava in Daunia ad Aecae (attuale Troia) e poi continuava per Herdonia.
Il tratto della Traiana che riguardava Cerignola era quello che andava da Ordona a Canosa, passando per quelle che oggi è la vecchia strada Stornara-Cerignola, incrociando Marana Castello, dirigendosi verso masseria Torricelli, poi Pignatella di Sopra e infine Monte Gentile. Al pari della via Appia, anche la Traiana era lastricata, con pietre poligone ben congiunte, come dimostra il tratto portato alla luce a Herdonia, ed era larga tanto per lasciar passare due carri.
Ancora al pari della Via Appia, che era fiancheggiata da monumenti sepolcrali, specie nel primo tratto laziale, oggi comunemente noto come Appia Antica, anche lungo la Via Traiana si costruiranno monumenti funerari e proprio da parte dei cittadini agiati di Canosa. E anche questo dette prestigio all'intero percorso.
La Via Traiana non era la sola via presente nel nostro territorio, anche se era la più importante. Ce n'era anche un'altra, che toccava Salapia. Oggi la zona di Salapia è compresa nel territorio di Cerignola. Partendo da questa considerazione, possiamo dire che il nostro territorio, era percorso nell'antichità da due strade importanti: la Via Traiana, di cui abbiamo già parlato e la Via Litoranea (foto ), che collegava Siponto con Salapia e poi si spingeva fino all'Ofanto percorrendo il tratto costiero della Daunia. Il fatto caratteristico è che, proprio relativamente a Salapia, questo percorso stradale nell'antichità subì variazioni nel tempo. Inizialmente esso era propriamente costiero, poi a causa dell'impaludamento della costa nella zona di Salapia, esso si andò spostando, gradualmente ma sempre più, verso l'interno. La città di Salapia fu talmente interessata da questo fenomeno di impaludamento che i cittadini dovettero scegliere un'altro luogo per rifondare Salapia (vedi aree archeologiche: Salapia)
Galleria
16 fotografie d'archivio
Le immagini risalgono al rilevamento originale, all'inizio degli anni Duemila: oggi lo stato dei luoghi può essere cambiato e alcuni edifici potrebbero risultare in condizioni peggiori o non più esistenti.
