Tratturi · Vie della transumanza
I Tratturi

Alfonso V d'Aragona in una medaglia del Pisanello.
I segni storici che connotano il paesaggio della Capitanata, in riferimento a quel fenomeno socio-economico definito transumanza, sono, sotto il profilo architettonico, le poste e le masserie di posta e, sul piano della viabilità, i tratturi, chiamati così dal 1480, in epoca aragonese, cioè le strade che i pastori percorrevano, a iniziare da settembre, per portare le pecore dalle regioni di montagna fino in Puglia e, nel caso che a noi qui interessa, in Capitanata e nell'attuale territorio di Cerignola. Il periodo per il pascolo andava dal 29 settembre all'8 maggio di ogni anno.
La storia di questa usanza di trasferimento è molto antica ed ha caratterizzato la Capitanata sin dal tempo precedente la conquista romana della Daunia, mantenendosi vitale lungo tutto il periodo romano, il medioevo e l'età moderna, soprattutto fin da quando, con il dominio aragonese nel Regno delle Due Sicilie, essa fu regolata giuridicamente in maniera specifica da Alfonso V d'Aragona (1396-1458), divenuto Alfonso I, come primo re delle Due Sicilie (foto ) nel 1447. Infatti il 1 agosto di quell'anno, Alfonso I emise la prammatica sulla Dogana, ed istituì la Regia Dogana delle pecore, con sede prima a Lucera, fino al 1468 e poi fino al 1806 a Foggia (foto ) nel Palazzo Dogana (foto , e ). In seguito alla Prammatica il Tavoliere delle Puglie venne diviso in 23 locazioni: Arignano, Andria, Camarda, Candelabro, Canosa, Casalnuovo, Castiglione, Cave, Cornito, Feudo d'Ascoli, Guardiola, Lesina, Ordona, Orta, Ponte Albanito, Procina, Salpi, Salsola, San Giuliano, S. Andrea, Tressanti, Valle Candela, Trinità.
Però dal momento che ci furono abusi di concessione da parte dei locati più ricchi i quali subaffittavano, a prezzi molto alti, parte dei pascoli avuti in fitto, l'amministrazione della dogana delle pecore, aggiunse alle predette locazioni altre 20, che furono chiamate locazioni aggiunte dei poveri, perché destinate ai pastori meno abbienti. Queste locazioni erano: Alvano, Canne, Correa grande, Correa piccola, Fabbrica, Farano, Fontanella, Gaudiano, Lamaciprana, Parasacco, Quarto delle Turri, Quarto S. Giovanni, S. Chirico, San Giovanni in fonte, S. Iacovo, Siponto, Stornara, Stornarella, San Lorenzo. Versentino.
L'Amministrazione della Dogana doveva regolare economicamente il flusso transumante (foto ) in modo da assicurare al governo un introito fisso e consistente, derivante dal pagamento della fida (foto ), la tassa sulle pecore transumanti, che venivano portate nei territori, fittati dallo Stato ai locati, cioè ai pastori che utilizzavano come pascolo quei terreni.
Questa tassa sulle pecore transumanti assicurò per anni al governo napoletano un introito notevole. E quando gli Stati nazionali europei guardavano all'Italia come a un terra di conquista, fu proprio questo introito annuale ad essere all'origine, tra l'altro, del conflitto tra Francia e Spagna e a rendere necessaria una battaglia risolutiva tra le due potenze, che si svolse proprio a Cerignola, e che è passata alla storia come Battaglia di Cerignola, tra francesi e spagnoli, dopo la quale, grazie alla vittoria ottenuta dal comandante delle truppe spagnole, Gonzalo de Cordoba, gli Spagnoli si assicurarono il dominio sul regno di Napoli.
In media tra il 1474 e il 1815, transumarono circa 2000.000 di pecore l'anno, accompagnate e guidate da persone che dovevano assolvere ognuna a una funzione specifica: il massaro, che si occupava della conduzione del bestiame e della amministrazione delle risorse; i pastori e i pastoricchi, che badavano diversamente al gregge; i butteri, che controllavano e incalzavano il gregge stando a cavallo e i casari, che provvedevano alla produzione di latticini, formaggi e altri prodotti caseari.
L'istituzione della Dogana creò anche dei vantaggi per i 'locati', in quanto essi godevano di alcuni privilegi, come quello di non pagare pedaggi sulle terre feudali attraversate, o di poter essere giudicati da un tribunale specifico o ancora quello di poter avere dei rappresentanti che potevano difendere i diritti della loro categoria.
Pastori e greggi partivano dalle regioni limitrofe della Puglia per radunarsi verso la metà di ottobre in un luogo dove i funzionari della Dogana dovevano quantificare le greggi e assegnare le zone di pascolo con contratti di fitto.
Per controllare meglio tutto il flusso di pecore, lo Stato napoletano fece gradualmente ricorso a percorsi obbligatori che vennero man mano definiti nel loro tracciato e che furono chiamati tratturi. Per accedere ai tratturi bisognava però attraversare i passi, e questi luoghi obbligati di passaggio furono scelti dalle autorità per il controllo e per la regolamentazione del flusso. La funzione di controllo era esercitata sia all'andata che al ritorno, quando i pastori dovevano mostrare ai cavallari, preposti a detto controllo, la ricevuta di pagamento della fida.
Molti dei tratturi utilizzarono antiche strade precedenti, come le cosiddette calles romane, nominate da Marco Terenzio Varrone nella sua opera De re rustica. Queste antiche strade furono poi gradualmente adattate al percorso necessario.
L'amministratore generale della Dogana, nominato da Alfonso I d'Aragona, Francesco Montluber, stabilì la larghezza dei tratturi. Essi erano larghi 60 passi napoletani, corrispondenti a 111, 11 metri e permettevano alle pecore di pascolare strada facendo, in maniera tale però da lasciare sempre una quantità d'erba sufficiente al pascolo, fatto sempre muovendosi, delle pecore che seguivano. Lungo questi tratturi vi erano poi dei punti di sosta e dei luoghi di controllo. La presenza di questi tratturi, ai quali si aggiunsero tratturelli e bracci, favorì, con l'andare del tempo, il sorgere o il ripopolarsi di centri abitati, la cui vitalità economica era in funzione dei vari transiti sul percorso tratturale.
I principali tratturi nella nostra zona erano 15 e la loro denominazione derivava o dalle località di inizio e fine percorso: per es. tratturo Aquila-Foggia; Foggia Ofanto; oppure dalle zone che attraversavano.
Il tratturo più importante nel percorso dall'Abruzzo alla Puglia era il Tratturo regio, che collegava l'Aquila a Foggia con un tragitto di 244 chilometri. Più breve e quindi anche meno importante era il tratturo Foggia-Ofanto di chilometri 47 (foto ).
Anche per i tratturi la distanza veniva segnata da blocchi di pietra che riportavano il numero delle miglia e le lettere R. T., per Regio Tratturo. A Cerignola nella prima metà del '900 uno di questi titoli in pietra (foto ) era collocato ad un angolo del vecchio Convento dei Cappuccini lungo Corso Garibaldi (foto e ).
In vari periodi storici, lo spazio tratturale veniva occupato abusivamente ed era quindi necessaria ogni tanto, da parte delle autorità, il processo di reintegra. La prima di queste reintegre fu fatta nel 1574 dal doganiere Fabrizio de Sangro.
Nel 1649, su ordine del re di Spagna, sarà compilato l'Atlante Capecelatro, dal nome del governatore doganale che provvide alla formazione delle piante planimetriche per una nuova reintegra.
Nel 1838 Tommaso de Seriis, per incarico del re di Napoli provvide alla reintegra del tratturo Foggia-Cerignola.
Nel 1908, con l'ultima azione di reintegra si stabilì di vendere i terreni tratturali e, fra questi, anche quelli del tratturo Foggia-Ofanto relativamente al comprensorio di Cerignola.
I tratturi riguardanti Cerignola possono innanzitutto essere divisi in 3 tipi: tratturi, tratturelli e bracci. Poi possono essere distinti tra di loro o perché avevano Cerignola come termine, o perché l'attraversavano, o perché da essa partivano. Tra i tratturi che avevano Cerignola come termine c'erano
- il tratturo regio Foggia-Ofanto, che, partendo da Foggia passava per Carapelle, Orta, Stornara e Cerignola (foto ), terminando poi a S. Ferdinando.
Tenendo conto dello sviluppo urbanistico di Cerignola nella seconda metà del '600, periodo in cui fu redatto l'Atlante delle locazioni (1686), sviluppo che era concentrato essenzialmente nella zona detta Terra Vecchia, con iniziali espansioni nelle zone limitrofe, il tratturo proveniente da Foggia tagliava lo spazio territoriale della città di Cerignola che era compreso tra il borgo medievale Terra Vecchia e il convento dei Domenicani sul Piano San Rocco (foto )
- Per quanto riguarda i tratturelli, quelli che, pur essendo il percorso reversibile, avevano Cerignola come inizio erano:
- Tratturello Cerignola-Trinitapoli
- il tratturello Cerignola-Ponte di Bovino, che da Cerignola, attraverso Stornarella, Stornara, Orta, Ascoli Satriano e Castelluccio dei Sauri, portava a Bovino
- Tratturello Cerignola-Melfi. Da Cerignola, verso Ascoli, fino a Melfi
- Tratturello Cerignola-San Cassiano-Mezzana di Motta, che da Cerignola, per San Ferdinando, portava a Trinitapoli.
- Tratturello Cerignola-Incoronata
Vi erano inoltre i tratturi che attraversavano la città di Cerignola e portavano ad altra destinazione.
- Tratturello Stornara-Lavello, che da Stornara, Stornarella, passando per Cerignola, portava ad Ascoli Satriano
- Tratturello Stornara-Montemilone. Da Stornara, attraverso Stornarella, Cerignola e Lavello, portava a Montemilone.
- Tratturo Foggia- Minervino
Gli altri avevano come tappa finale Cerignola oppure da qui si innestavano su altri tratturi:
- il tratturello Salpitello di Tonti-Trinitapoli che tocca Orta e Cerignola
- Il tratturello Foggia-Tressanti-Barletta, che da Foggia e per Manfredonia arrivava a Cerignola
- Il tratturello Foggia-Zapponeta, che da Foggia arrivava a Manfredonia e quindi a Cerignola
- Il tratturello Trinitapoli Zapponeta, che da Trinitapoli portava a Cerignola
- Tratturello Candela-Monte Gentile, che metteva in collegamento Ascoli Satriano con Cerignola
- Tratturello ponte di Canosa-Trinitapoli, che passava per San Ferdinando
- Il tratturello della Ficora che collegava direttamente Orta a Cerignola
- Braccio Orta-Tressanti (foto )
Inizialmente, quando i pastori arrivavano nelle terre loro assegnate per il pascolo, con un carico povero di cose (foto , , e ) non trovavano alcun ricovero, né per le pecore, ne per le persone ed erano quindi costretti a creare rifugi provvisori. Pertanto le pecore venivano rinchiuse in spazi delimitati da reti di canapa (foto ), fissate a pali infissi nel terreno mediante grossi martelli di legno (foto e ), mentre i pastori si costruivano, con materiali trovati in loco, legno o pietre, abitazioni provvisorie (foto , , , e ), che dovevano consentire loro di stazionare da ottobre a maggio.
Successivamente l'amministrazione doganale rese possibile la costruzione di fabbricati in muratura non solo per abitazioni, ma anche per la lavorazione dei prodotti caseari e per il ricovero degli animali, dando così origine a quel fenomeno architettonico che sono le masserie di pecore (foto ), distinte dalle masserie di campo, che invece erano funzionalmente destinate alla produzione agricola, ma in realtà adatte anche al ricovero di animali e alla preparazione di prodotti caseari.
Attraverso i secoli questo tipo di situazione costruttiva modificò il paesaggio e aggiunse nuove presenze architettoniche, così che nel 1686 i due compassatori, Antonio e Nunzio Michele, quando ebbero l'incarico di redigere un Atlante delle Locazioni, rilevarono le presenze paesaggistiche e architettoniche che si erano venute configurando nel tempo (foto e ).
Oggi nel territorio di Cerignola non esistono tracce visibili degli antichi tratturi e solo le testimonianze indirette della loro presenza e della loro funzione, cioè le masserie di pecore, le poste (foto , , e ), e le chiese campestri (foto , e ); e inoltre la memoria storica collettiva restano a testimoniare la presenza di queste vie erbose, alcune delle quali ormai ricoperte di asfalto (foto ).
Il sistema della Dogana ebbe termine con la legge napoleonica del 21 maggio 1806.
Galleria
37 fotografie d'archivio
Le immagini risalgono al rilevamento originale, all'inizio degli anni Duemila: oggi lo stato dei luoghi può essere cambiato e alcuni edifici potrebbero risultare in condizioni peggiori o non più esistenti.
