Pietre di Cerignola — Terra di masserie
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Borgo Tressanti

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Borgo Tressanti

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Borgo Tressanti

Borgo Tressanti

Definita, nei documenti più antichi che la riguardano, come terra Trium Sanctorum (XII sec.), la zona di Tressanti era traversata nell'antichità da numerose vie con funzione commerciale (foto ), sia in età romana che in età medievale dopo l'istituzione della transumanza.

A Tressanti doveva esserci un castello, dal momento che i documenti parlano di un certo Nicola de Calcochuro castellano di Federico II(foto ), che usava la zona di Tressanti come riserva di caccia. Dopo Federico II, Tressanti divenne proprietà della curia pontificia e Innocenzo IV (1195-1254) (foto ) la infeudò alla famiglia Capocci.

La storia di Tressanti come feudo diviene dunque quella del passaggio della sua terra da un feudatario all'altro con ritorno periodico alla corte. Ma intanto nei documenti il feudo di Tressanti viene identificato con un vero e proprio castrum cioè un luogo fortificato e la sua storia si intreccia con quella di Cerignola, proprio perché, nei passaggi feudali, le due terre vengono concesse in feudo abbinate. Questo avviene sia con Simone de Parisiis (foto ), primo feudatario di Cerignola sotto gli Angioini, sia per i monaci dell'Ordine Teutonico (foto ), che ricevono in feudo terre di Cerignola e terre di Tressanti, sia per i Caracciolo (foto ), che divengono feudatari di Cerignola e Tressanti.

Dopo la istituzione della Dogana delle pecore (vedi Tratturi), da parte di Alfonso d'Aragona (1447), una delle 23 locazioni in cui fu suddivisa la Capitanata viene denominata Tressanti (foto ).

Uno dei passaggi determinanti nella storia della terra di Tressanti fu l'acquisto del territorio nel 1598 da parte dei Certosini di Napoli per una estensione di 6000 ettari. Se si pensa che i Gesuiti nel 1600 acquisteranno Stornara e Stornarella per 2640 ettari e Orta nel 1611 per un'estensione di altre migliaia di ettari e che Torre Alemanna era una Commenda Cardinalizia di più di 2500 ettari, si può immaginare quale potere avesse all'epoca la chiesa nella gestione delle terre di Capitanata.

I certosini costruirono un convento (foto ) di cui oggi non resta niente. Si trattava di un edificio a pianta rettangolare. La facciata presentava due ordini. A pianoterra tre arcate di ingresso, una centrale, più alta e due laterali leggermente ribassate. Al di sopra degli archi delle entrate laterali due finestre ovali e al disopra dell'arco dell'ingresso centrale una nicchia. La facciata era scandita verticalmente da lesene che la dividevano in tre campate, mentre la suddivisione sul piano orizzontale era segnata da una leggera cornice.

Al primo piano e nella campata centrale una finestra con mensola e arco ricurvo e modanato. Ai lati della finestra centrale, altre due più grandi laterali. Le finestre laterali hanno una balaustra in ferro non aggettante e sopra l'architrave una cornice a due listelli aggettante. Al centro sul tetto un piccolo timpano a volute di stile barocco con al centro due ovali: uno, quello più basso a fornice e l'altro, sovrapposto, cieco.

La facciata laterale (foto ) presenta invece al piano terra una serie di arcate profonde e al primo piano una serie di finestre alcune con arco a tutto sesto altre con arco a timpano ricurvo. Il vestibolo del convento è più stretto del corpo centrale e nel punto di congiunzione delle due parti il vestibolo è voltato a botte in senso trasversale alla lunghezza dell'edificio.

Il borgo di Tressanti era circondato da mura, ma di queste non restano oggi che poche tracce (foto )

Oltre al convento a Tressanti vi era una chiesa, con campanile, dedicata a S. Giuseppe (foto ). Il prospetto della chiesa era a 3 ordini. Nel primo ordine l'ingresso con sovrastante timpano spezzato correlato ad una leggera cornice. Nel secondo ordine una finestra rosone, nel terzo ordine un timpano con cuspide finale.

Sul piano ecclesiastico la chiesa di Tressanti dipendeva da Salpi e dipendendo quest'ultima da Trani ne conseguiva la dipendenza della prima anche da Trani, tanto che quando nel 1819 la chiesa di Tressanti fu assegnata a Cerignola, ci fu un contenzioso con la chiesa di Trani.

Nel 1826 il re Ferdinando II di Borbone fece di Tressanti una riserva reale (foto e ) per favorire il rimboschimento della Capitanata e oggi la pineta di Tressanti (foto e ) è ancora una valida testimonianza di area paesaggistica (vedi Aree paesaggistiche), anche se non ancora sottoposta a vincolo di tutela.

Testimonianza degli interventi architettonici nel periodo della transumanza è una vecchia posta (foto ), con un ingresso ad arco con sesto ribassato, tetto a spioventi ormai crollato e parete di copertura degli stessi. La parte posteriore presenta il crollo della parte centrale (foto ). Una targa in pietra riporta la data del 1827 (foto e ). Il materiale costruttivo usato è la pietra crosta con interventi ristrutturativi in mattoni (foto ). La zoccolatura è in pietra (foto ). La posta è a 7 arcate (foto ).

Nella zona di Tressanti vi sono stati nel tempo varie operazioni di bonifica. Con la riforma fondiaria furono costruite delle case coloniche (foto ) e nel 1975 tutto il vecchio borgo, con la chiesa di San Giuseppe e il convento dei Certosini, fu raso al suolo per ospitare un centro di produzione vinicola (foto ). Oggi vecchio e nuovo si combinano (foto ), ma le caratteristiche originarie del borgo sono ormai state cancellate dalle costruzioni moderne (foto e ).

Galleria

27 fotografie d'archivio

Le immagini risalgono al rilevamento originale, all'inizio degli anni Duemila: oggi lo stato dei luoghi può essere cambiato e alcuni edifici potrebbero risultare in condizioni peggiori o non più esistenti.