Masserie · Cerignola
Azienda Santo Stefano
- Tipologia
- Azienda agricola
- Stato
- Produttiva
Dove si trova
Azienda Santo Stefano

Masseria Azienda Santo Stefano
La costruzione dell'Azienda Santo Stefano fu dovuta a Giuseppe Pavoncelli (1836-1910), e fu determinata dalla sua scelta colturale di trasformare il tipo di produzione tipica del Tavoliere, cioè il grano, passando alla coltivazione della vite. Per questo motivo nel giro di pochi anni, a partire dal 1873, furono trasformati, da Giuseppe Pavoncelli, in vigneto 2191 ettari. La trasformazione di migliaia di ettari comportò per lui la costruzione di varie cantine per la pigiatura e la fermentazione delle uve che avrebbero dato vino da taglio, molto alcolico, subito smerciato soprattutto in Francia. Furono così costruite in ordine di tempo la cantina di Santo Stefano (foto ), quella di Torre Giulia e quella di San Domenico a Cerignola, poi quelle di San Martino e delle Pozzelle a Stornara e Ortanova. La cantina di Santo Stefano aveva una capacità di 45 mila ettolitri di vino. L'uva veniva trasportata dal vigneto allo stabilimento di Santo Stefano con cassette di legno caricate su carretti. All'ingresso dell'azienda i carretti passavano su una bilancia a pedana (foto ) per essere pesati, in modo che, sottratta la tara del carretto e delle cassette, che era nota, si poteva avere il peso dell'uva. Successivamente i carretti si avviavano alle vasche di raccolta, protette da una tettoia (foto ) e scaricavano l'uva che veniva portata tramite cilindri ruotanti alle diraspatrici (foto ). Successivamente l'uva era caricata in contenitori appositi montati su carrelli che si spostavano su binari e portata ai torchi (foto e ). Dopo la torchiatura, il mosto veniva svuotato nei tini per la fermentazione (foto e ). A Santo Stefano vi era, poco dopo l'ingresso allo stabilimento, un vinaio per grandi masse di mosto (foto ). Le cantine di Santo Stefano erano sistemate a vari livelli (foto , , e ). Il processo di vinificazione era completato da quello di imbottigliamento, realizzato in una palazzina che ospitava la bottiglieria (foto e ), la direzione della bottiglieria (foto e ), il reparto spedizioni (foto ). Vi era anche nello stabilimento un reparto chimico.
Tutto il materiale in legno che serviva per la conservazione del vino: botti e tini veniva costruito e lavorato nell'azienda stessa (foto e ), da maestri bottai (foto ), fatti venire apposta dai luoghi di origine per lavorare il particolare legno usato per le botti, cioè il rovere di Slavonia. Quando era necessario curvare le assi di legno ci si serviva di una speciale caldaia (foto ), che sviluppava vapore alla temperatura necessaria per procedere alla curvatura del legno, che tra l'altro, non veniva attaccato dai tarli, tanto che le botti si sono conservate integre negli anni (foto ).
Da Santo Stefano partivano botti di vino per tutto il mondo (foto ).
Santo Stefano non era solo uno stabilimento vinicolo, ma anche un oleificio (foto ) costruito e attrezzato secondo i più moderni criteri dell'ottocento. La copertura dell'edificio era realizzata in intelaiatura di ferro (foto ) tecnologicamente molto innovativa per l'epoca, costruita da un architetto francese.
Le olive venivano portate nell'olivaio, che si trovava al piano superiore, mediante un carrello elevatore per le cassette (foto ). Venivano stese nello spazio dello stenditoio (foto ) e quindi passavano nella sala di lavorazione per le varie fasi della spremitura (foto ). Particolari apparecchiature servivano a purificare l'olio e renderlo più limpido (foto ). Nell'azienda c'erano anche i dormitori per gli operai (foto ).
L'olio prodotto ( foto ) era poi smerciato in tutta l'Europa.
L'azienda Santo Stefano era indirizzata anche verso l'allevamento delle pecore (foto ) che con opportune selezioni di razza davano lana pregiata.
Dopo gli anni '50 le aziende Pavoncelli entrarono in crisi e la famiglia decise di chiudere i vari stabilimenti e l'oleificio che furono abbandonati e rovinarono insieme alle attrezzature.
Oggi le attività industriali a Santo Stefano sono riprese partendo da una ristrutturazione dei vecchi edifici e rinnovando gli impianti industriali, anche se le produzioni si sono in parte diversificate. La conduzione è sempre quella della famiglia Pavoncelli, in società con altri componenti.
Il vecchio stabilimento vinicolo (foto e ) è stato trasformato, dal 1993, in uno per la lavorazione delle olive, varietà Bella di Cerignola, l'oliva da tavola più grande attualmente esistente sul mercato, e dei prodotti derivati, come la pasta di olive (foto , , e ), mentre l'oleificio, ha ripreso la produzione dell'olio di grande qualità caratterizzato da un tipo di lavorazione con spremitura a freddo che lascia inalterate le qualità organolettiche del prodotto (foto , , , e ). Accanto a quelle moderne sono state lasciate come testimonianza storica le tradizionali apparecchiature, segno di un passato produttivo glorioso (foto ).
Sul piano strettamente architettonico l'azienda S. Stefano dei conti Pavoncelli si presenta oggi con gli stessi edifici ottocenteschi ristrutturati. Ad angolo retto sono posti il vecchio stabilimento vinicolo e l'attuale oleificio. Il primo presenta un timpano con decorazione a stucco dello stemma raffigurante un pavone con la ruota, una corona sovrastante e il cimiero (foto ). Originariamente il timpano presentava un'altra decorazione, raffigurante due leoni rampanti che reggevano lo stemma della città di Cerignola, sormontato da una corona e rappresentante una cicogna con nel becco e stretto nella zampa un serpente spezzato. L'edificio aveva originariamente una linearità tutta geometrica con fasce raggiate al disopra dell'arco dei vari ingressi (foto ), le quali si collegavano tra loro formando lungo tutta la facciata lesene orizzontali. Una cornice e un cornicione adornavano l'intero prospetto, mentre la parte centrale era superiormente occupata dal timpano. Oggi la facciata è identica nella sua configurazione geometrica, anche se è cambiato il colore dell'intonaco. Al di sotto del timpano un ingresso centrale con arco a sesto ribassato immetteva nella sala più grande dello stabilimento dove era sistemato un tino per grosse masse di mosto.
Il frantoio si presenta con una struttura più o meno identica sotto il profilo dello stile geometrico, ma con un grande corpo in sopraelevazione nella parte centrale (foto ), con 5 grandi finestre e ricoperto con un tetto in profilato metallico. Completano la facciata dell'oleificio un ingresso centrale e due laterali perfettamente simmetrici, inframmezzati da 4 finestre le cui mensole sono all'altezza della zoccolatura esterna. I due edifici si affacciano su un ampio spazio a giardino con palme ed aiuole.
Galleria
46 fotografie d'archivio
Le immagini risalgono al rilevamento originale, all'inizio degli anni Duemila: oggi lo stato dei luoghi può essere cambiato e alcuni edifici potrebbero risultare in condizioni peggiori o non più esistenti.
