Pietre di Cerignola — Terra di masserie
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Masserie · Cerignola

Madonna di Ripalta

Tipologia
Masseria di campo
Stato
Abitata

Dove si trova

Madonna di Ripalta

S.FERDINANDO DI PUGLIATRINITAPOLICANOSA DI PUGLIALAVELLOS.S. 16FERROVIA BOLOGNA-BARIAUTOSTRADA A14S.S. 545S.S. 98S.S. 16bisAUTOSTRADA A16S.S. 529Fiume OfantoCerignolaLupara — Posta d'IschiaPignatella di SopraSalapiaSan VitoBorgo LibertàMoschellaBorgo TressantiLago di Capacciotti
Madonna di Ripalta

Masseria Madonna di Ripalta

Il nome della zona identifica oltre che una masseria, anche un'area paesaggistica e un'importante zona archeologica, che è stata oggetto, nel corso degli anni, di varie campagne di scavo.

Area paesaggistica

L'area paesaggistica di Madonna di Ripalta si estende sulla riva sinistra dell'Ofanto (foto --) e comprende vari spazi collinari (foto ) con ripidi pendii, poco distanti dalla riva del fiume (foto e ). Le aree collinari sono formate da più strati geologici composti da alternanze di argilla sabbiosa e di arenaria gessosa (foto e ), frammezzate da depositi di ciottoli fluviali. Essendo tali materiali poco coesivi tra loro, le pareti vengono facilmente erose dagli agenti atmosferici (foto e ), per cui si verifica il fenomeno del continuo smottamento del terreno che degrada verso il fiume (foto ). Lungo la scarpata che dal pianoro scende al fiume si incontrano depositi di conchiglie fossili di vari tipi e di diversa grandezza (foto , e ), testimonianza del fatto che in ere geologiche remote la zona era sommersa e che a seguito di spostamenti della crosta terrestre, si sono create sopraelevazioni del fondo marino.

La flora che caratterizza l'area è quella tipica della macchia mediterranea (foto ), mentre le aree coltivate sono tenute a grano o per il pascolo ovino (foto e ).

Area archeologica

La zona di Madonna di Ripalta oltre che come area paesaggistica è rilevante come area archeologica dell'età preistorica.

Il sito presenta tutte quelle caratteristiche geografiche che soddisfacevano le esigenze di popolazioni primitive e che sono rilevabili in parte ancora oggi: la sopraelevazione del terreno rispetto al territorio circostante (foto ), il che permetteva il controllo visivo di una vasta area; la presenza di un corso d'acqua navigabile, l'Ofanto, con conseguenti possibilità di approvvigionamento idrico; l'estensione di boschi, oggi molto diradati, e quindi l'abbondanza di selvaggina per la caccia.

Gli antichi abitanti della zona appartenevano a popolazioni originariamente provenienti dall'Illiria, che formeranno in seguito il popolo dei Dauni. La zona, inizialmente segnalata in tal senso già dalle foto aeree e da ritrovamenti in superficie di materiale archeologico, è stata oggetto, nel corso degli anni di varie campagne di scavo archeologico. Tali campagne hanno accertato l'occupazione del sito sin dal periodo neolitico, grazie ad una piccola area di scavo (foto ), in riferimento al quale periodo sono stati ritrovati un focolare (foto ), alcune lame di selce (foto ), una punta di freccia (foto ) e un raschiatoio (foto ).

Dopo un periodo di abbandono, il sito fu rifrequentato nell'età del bronzo e a questo periodo fanno riferimento alcuni vasi trovati infissi nel terreno e originariamente usati come sepolture a "enchytrismos" per neonati (foto e ). Tali vasi venivano interrati all'interno delle capanne di abitazione, le quali erano rette da pali infissi nel terreno e di cui sono state evidenziate, durante lo scavo, le buche di infissione (foto ). A questo periodo appartengono anche vari oggetti di ceramica da impasto oltre che una forma di fusione per il bronzo (foto -----)

Appartenenti poi all'età del ferro sono stati ritrovati tazze, vasi, ciotole, piatti e fusarole: tutti oggetti di varia forma e variamente decorati.

L'insieme dei reperti porta a concludere che il villaggio preistorico di Madonna di Ripalta fu abitato da popolazioni che svolgevano attività di caccia e di pastorizia.

A Ripalta nell'età del ferro fu costruito, sull'unico lato di accesso al villaggio, protetto sugli altri tre lati dallo strapiombo, un muro molto spesso, che aveva la funzione di difesa, fatto con grosse pietre sovrapposte a secco e di cui rimangono attualmente poche tracce, appena visibili, emergenti dal terreno (foto e ).

Il reperto più significativo ritrovato nella zona, e relativo all'età del ferro, è un grosso forno in argilla (foto ) usato sia per la cottura di vasi che per la cottura della cacciagione.

Le abitazioni preistoriche del villaggio di Ripalta erano capanne di forma circolare la cui struttura era fatta con pali. Esse venivano poi rivestite con frasche e paglia, sulle quali si stendeva l'argilla in modo da rendere il tetto e le pareti impermeabili all'acqua piovana.

La zona di Ripalta fu abitata anche in età romana e questo è testimoniato oltre che dalla presenza di epigrafi, anche dal ritrovamento di macine in fonolite (foto ---) e da quello di monete (foto ----)

La masseria

L'area della masseria è molto ampia e comprende, oltre ai caseggiati in tufo, anche spazi per il deposito degli attrezzi, per la collocazione di grosse mete di paglia (foto -) e per il pascolo protetto di animali, infatti vi si allevano pecore (foto -)

I caseggiati sono distribuiti sulle due aree adiacenti la strada, che in questo modo fa da divisorio tra i plessi. Il primo gruppo di caseggiati è a schiera, in tufo, di costruzione abbastanza recente. Sull'unica lunghissima facciata che collega le varie costruzioni, si aprono ingressi di forma e dimensioni diverse e anche un ovile. Di fronte ai caseggiati vi è un grosso capannone in cemento adibito a deposito.

Il secondo complesso messo sull'altro crinale della strada è costituito da un edificio centrale e da due laterali addossati alle sue pareti (foto ). Nelle vicinanze è presente un pozzo (foto )

La chiesetta

Già in un codice del 947, denominato codice Vulturnense, si fa riferimento alla zona di Ripa alta, in territorio di Canosa, perché in quella circostanza le terre di quella zona vengono concesse in enfiteusi dall'Abate Leone, del monastero di San Vincenzo sul Volturno, a un certo Gungelardo, per 29 anni. In tale documento si fa riferimento ad un monastero presente in loco e guidato dal chierico Cicerone.

La tradizione ha sempre attribuito alla zona di Ripalta la presenza di un monastero, in particolare, legato all'immagine dell'icona della Madonna di Ripalta, quello tenuto dai Basiliani. Per cui, in linea con queste presenze precedenti, riveste particolare valore storico l'antica chiesetta del pianoro (foto ), dedicata alla Vergine Santissima di Ripalta e costruita nel 1400, appunto per onorare il ritrovamento miracoloso della sacra icona (foto ), che secondo la leggenda fu custodita da monaci basiliani, della cui presenza però non si hanno prove documentate, anche se, durante gli scavi archeologici, al di sotto del piano di calpestio, sono stati rinvenuti resti di epoca storica relativi a strutture murarie risalenti al medioevo e attribuibili ad un presunto convento situato sul pianoro, di cui potrebbero essere testimonianza alcune lucerne in terracotta, caratterizzate da simboli cristiani, ritrovate nell'area durante lo scavo.

L'icona della Madonna di Ripalta per alcuni mesi dell'anno è custodita nella chiesetta. La chiesetta ha pianta a croce latina, ma originariamente era ad una sola navata senza transetto e senza abside, aggiunti nel 1949 a seguito di un restauro. Attualmente la chiesa è protetta per due lati da una cancellata in ferro battuto. La facciata di ingresso è in mattoni a faccia vista ed è caratterizzata da due grandi arcate a tutto sesto (foto ), che proseguono poi anche sul lato destro (foto ). Esse furono costruite nel 1931 come ingabbiatura per consolidare la staticità dell'edificio preesistente. All'interno degli archi della facciata si aprono: in quello di sinistra (foto ), l'ingresso, al di sopra del quale vi è un piccolo riquadro scultoreo a bassorilievo della Madonna di Ripalta; in quello di destra un altare in pietra sormontato da un quadro scultoreo della Madonna di Ripalta. Le due sculture sono state eseguite dal maestro artigiano Nicola Calderisi. Sotto l'altare esterno è murata una lapide che riporta alle estremità stemmi dei principi Pignatelli, feudatari della città di Cerignola (foto ).

A un lato e l'altro dell'ingresso, vi sono due bassi basamenti su cui sono stati sistemati di recente due piccoli leoni in pietra, a guardia, mentre adiacenti alla parete, all'interno dell'arcata, sono murate due lapidi, una delle quali, quella di destra (foto ), ricorda il pellegrinaggio del 3 dicembre 1932, anniversario del terremoto del 1931, e quella di sinistra (foto ) il restauro del 1949. Un'altra piccola lapide è invece murata nell'intradosso dell'arco sul lato sinistro (foto ).

Alla destra dell'ingresso, nella parte interna dell'arco, si apre una scalinata che porta al piano superiore dove nel 1974 furono abbattute alcune stanze di servizio per alleggerire la struttura. Qui si trova anche la cella campanaria con tetto spiovente e rientrante rispetto alla facciata principale. Oggi l'originaria cella campanaria è affiancata da un'intelaiatura in ferro che regge un sistema elettrico di campane (foto ).

Sul lato sinistro della chiesetta, non protetto dalla cancellata vi sono quattro contrafforti, di cui quello più vicino al transetto è più aggettante rispetto agli altri e di forma diversa. La parete esterna absidale termina con una finestra con arco a tutto sesto in asse con l'ingresso principale.

Sul lato destro della chiesetta si aprono delle arcate all'interno delle quali vi sono porte che danno accesso ai servizi: sala del pellegrino e sagrestia.

L'interno della chiesetta, al quale si accede tramite un vestibolo delimitato da porte a vetri (foto ), presenta un'unica navata caratterizzata sulle pareti laterali da una serie di archi, all'interno dei quali sono stati posti statue in teche di vetro e quadri scultorei a bassorilievo, tutti eseguiti dal maestro artigiano Nicola Calderisi (foto -----). Nella fasce superiori delle pareti vi sono archetti lunettati in cui sono stati inseriti gli stemmi dei vescovi di Cerignola (foto e ). La navata centrale è intersecata da un transetto con cupola a piramide (foto ).

L'icona della Madonna di Ripalta che si venera nella chiesetta è un dipinto su tela, posto su tre tavole di legno che misurano complessivamente m 1,73 x 0,80, e risale probabilmente al XII secolo, anche se la tradizione locale lo ritiene molto più antico. Le tavole, sulle quali è apposto il dipinto della Madonna recano, nella parte retrostante, il disegno dello stemma, un sole raggiante (foto -), della famiglia Caracciolo, possessori un tempo della terra di Cerignola.

La chiesetta-santuario è famosa anche perché conserva due epigrafi latine (foto e ) attestanti indirettamente la presenza di una masseria e di un tempio pagano in età tardo imperiale romana. Nei pressi della chiesetta è collocata una colonna con alla sommità la statua di S. Giuseppe che tiene in braccio il bambino Gesù (foto ).

Galleria

75 fotografie d'archivio

Le immagini risalgono al rilevamento originale, all'inizio degli anni Duemila: oggi lo stato dei luoghi può essere cambiato e alcuni edifici potrebbero risultare in condizioni peggiori o non più esistenti.